Perché è importante leggere ad alta voce una fiaba ai bambini, nella quotidianità e tanto più se si ammalano e devono trascorrere un breve o lungo periodo in un reparto pediatrico?

Quando un bambino ascolta una storia mette in scena le emozioni più nascoste, scoprendo possibili soluzioni ai problemi che lo inquietano. Oltre a stimolare la fantasia, il piccolo può trovare attraverso la fiaba un modo diverso di reagire alle difficoltà della vita. Alle situazioni oggettive di paura e stress – la degenza, la malattia – ha bisogno di opporre una speranza irreale e fantastica di successo e vittoria.

Ai bimbi e alle bimbe, soprattutto se ricoverati, spesso non servono tanto spiegazioni razionali (che a seconda dell’età potrebbero faticare a comprendere), ma rassicurazioni e interpretazioni possibili della loro condizione che gli offrano uno spiraglio luminoso, una via di uscita.

L’ospedale è anche un luogo dove si incontrano diverse storie: di medici, infermieri, mamme, papà, nonni e bambini. Storie alle quali i più piccoli a volte non sanno dare un senso. Le parole di una favola possono venire incontro a questa esigenza di chiarezza, di ricerca di significati. Al di là della trama della storia narrata, è il gesto stesso dell’adulto che racconta a creare una relazione fondata sulla fiducia e sulla cura.

Le favole presentano uno scenario narrativo ed emotivo che spinge il bambino a immedesimarsi nel protagonista e a vedere specchiate in lui le proprie angosce, sentendosi quindi autorizzato a esprimerle per rendere più comprensibile e accettabile il suo vissuto personale.

La fiaba –  consentendo di prendere dalla storia solo ciò che appare più utile in quel momento e tralasciare il resto – aiuta il piccolo malato a non subire passivamente il presente, ma anzi a cercare di accettarlo e modificarlo superando gradualmente gli ostacoli, con la speranza sempre più forte di costruire un futuro diverso.

“Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”.

(Gilbert Keith Chesterton)