Come già accennato in questo articolo, nella storia recente una particolare sensibilità e una maggiore attenzione per la condizione dei bambini in ospedale ha cominciato a emergere a partire dalla metà del secolo scorso.

Le ricerche di psicologi e pediatri hanno infatti cominciato a mostrare come il ricovero di un bambino potesse causare al piccolo danni per il suo benessere emotivo e psicologico, causati tanto dal dolore legato alla malattia o alle cure ricevute quanto dalla separazione traumatica dai genitori e dal proprio ambiente familiare, e dal ritrovarsi in una situazione inadatta ad accogliere le caratteristiche e le esigenze di piccoli pazienti in età pediatrica.

Sulla scia di un rapporto del Ministero della Salute Britannico sul benessere dei bambini in ospedale che affermava come la condizione dei bambini in ospedale dovesse essere migliorata, soprattutto consentendo ai genitori un accesso senza restrizioni all’accompagnamento e alle visite dei propri figli, nel 1961 nasce il “Mother Care for Children in Hospital” (che negli anni ha cambiato nome fino all’attuale “Action for Sick Children”), un gruppo di genitori e professionisti della salute impegnati a informare gli istituti ospedalieri sul Rapporto e a convincerli ad applicarne le raccomandazioni.

A partire da quel momento, hanno cominciato a formarsi in tutti i Paesi europei associazioni spontanee di genitori per promuovere il benessere dei bambini in ospedale, informare e supportare altri genitori e cooperare con i medici e tutti gli altri operatori della salute.

Fin dai primi anni si è instaurato un ampio scambio di conoscenze ed esperienze tra le varie associazioni nazionali, e nel 1988 dodici di esse si sono incontrate nella città di Leida, nei Paesi Bassi, per la prima conferenza internazionale. A partire dall’osservazione delle differenze nell’organizzazione dei sistemi di assistenza sanitaria nei vari Paesi, e della necessità di aumentare la consapevolezza e l’intervento delle Istituzioni, l’obiettivo della Conferenza di Leida divenne quello di stabilire degli standard per l’assistenza ai bambini in ospedale che fossero applicabili in tutta l’Europa.

Venne pertanto stipulata una Carta che comprendeva 10 punti relativi ai diritti dei bambini malati e delle loro famiglie prima, durante e dopo il loro ricovero, in ospedale e in altri servizi per la salute.

La Carta di Leida prende il nome di Carta di EACH a partire dal 1993, quando la continua e intensa collaborazione tra i vari gruppi nazionali portò alla costituzione di EACH – European Association for Children in Hospital (Associazione Europea per i Bambini in Ospedale) – un’organizzazione internazionale che coinvolge associazioni europee non-governative e non-profit, coinvolte nei servizi per i bambini in ospedale o in altri ambiti di assistenza alla salute.

Da quel momento le conferenze di EACH sono diventate occasioni regolari per presentare e discutere i progressi e le difficoltà nell’implementazione dei principi della Carta. Molti degli articoli della Carta EACH sono menzionati anche nella Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Negli anni la Carta di EACH è stata largamente riconosciuta e accettata. In diversi Paesi europei è servita come base per una legislazione sulla salute e per linee guida professionali, e usata come riferimento in numerosi studi e pubblicazioni scientifiche.

Le associazioni che fanno parte di EACH si propongono di far inserire i principi della Carta di EACH nelle leggi, nei regolamenti e nelle linee guida di ogni Paese europeo; le attività si basano sulle esigenze di ogni singolo Paese e sono prevalentemente orientate a consigliare, informare e sostenere le famiglie dei bambini malati, qualunque sia la loro malattia, a richiamare l’attenzione di medici, infermieri e altri operatori sanitari sul benessere globale del bambino malato e a promuovere l’impegno dei rispettivi governi per migliorare l’assistenza dei bambini in ospedale.